“Non c’è amore più sincero, di quello per il cibo”. George Bernard Shaw
Come l’acqua per il cioccolato è stato un grande successo internazionale ed ha avuto un nomination ai Golden Globe del 1993.
Il regista messicano Alfonso Arau trasforma in immagini il libro della moglie Laura Esquivel che ne è anche sceneggiatrice. Un film che contiene in sé molteplici ingredienti non sempre amalgamati tra loro ma comunque invitanti: un po’ melò, un po’ commedia surreale, un po’ fantasy, un po’ dramma in costume. Tanti gli ingredienti, uno su tutti la cioccolata, che attraverso la fotografia, ricopre tutto lo schermo. Un’occasione per riflettere su come il cibo sia non solo nutrimento ma anche e soprattutto un potente strumento di comunicazione.
L’alimentazione rappresenta la prima forma di relazione e di rapporto che il bambino instaura con la madre o in questo caso con la figura che se ne prende cura. Il nutrimento, è insieme fisico e psichico, solo gradualmente il bambino impara a distinguere tra bisogni fisici e bisogni emotivi e psicologici. Il cibo, infatti, non è semplicemente il momento di soddisfazione di un bisogno fisiologico ma è un’attività cui l’individuo attribuisce molteplici significati. Già nel neonato alimentarsi acquista connotazioni comunicative e simboliche: per lui nutrirsi significa porsi in relazione, accettare, fidarsi, conoscere e sperimentare.
La relazione si attiva dal nutrimento e cresce con esso. Nell’infanzia il cibo viene utilizzato dai genitori o dalle figure educative, come premio per un corretto comportamento e rinforza la convinzione che sia qualcosa di prezioso.
Nell’adolescenza il cibo può essere utilizzato come strumento per modificare l’aspetto del proprio corpo e trasmettere le proprie emozioni: non è un caso che di solito i disturbi alimentari si sviluppino proprio in quest’età. Gli aspetti quantitativi e qualitativi dell’alimentazione del bambino e in seguito dell’adulto sono molto influenzati dall’ambiente e in particolare la famiglia gioca un ruolo particolare.
Quello che viene dato conta tanto quanto da chi e come viene dato.
L’atto del nutrire e dell’alimentarsi è un atto sociale e relazionale carico di informazioni, significati ed emozioni.
Ogni nuova ricetta del film infatti, è un pretesto per evocare i momenti più significativi proprio della famiglia di Tita.
L’amore per il cibo passa attraverso le generazioni. Il cibo viene utilizzato per manifestare i sentimenti che fanno parte della vita: l’amore, la passione, la tristezza, la rabbia.
Il cibo rappresenta per ciascuno qualcosa di molto personale, come è personale la relazione che si ha con esso. Mangiando un alimento a quale bisogno rispondo? Alla parola cibo spesso associamo una moltitudine di significati.
La nostra protagonista, non è stata allattata al seno ma è stata nutrita dalla levatrice, che le ha trasmesso l’amore per la cucina e per il cibo e le ha dato quel nutrimento affettivo che la madre non era in grado di offrirle. Oltre al cibo è entrata in gioco la cura, l’attenzione per l’altro.
Tita crescerà in fretta ed imparerà molto presto a cucinare. La cucina per lei è il luogo dell’accudimento, in cui rifugiarsi e comunicare quello che non può fare attraverso le parole ed è il regno di Nacha la donna che la alleverà con affetto.
Quando scopre che l’amore della sua vita sposerà la sorella, si rifiuta di mangiare perché dice di avere dentro di sé un vuoto come “quello dei buchi neri dello spazio”. Alle volte il dolore chiude lo stomaco, altre mangiare diventa un modo per colmare dei vuoti e compensare delle mancanze.
Ma la cucina è anche il luogo dove Tita trova conferma del proprio destino e dove nasce e si radica il desiderio di superarlo. Quando riesce a ribellarsi alla madre, a causa del dolore della morte del nipote, all’inizio è spaesata: non sa più cosa fare perché è libera e non lo era mai stata prima. Avrà bisogno di tempo per poter scegliere, invece che eseguire degli ordini.
All’interno della famiglia, i vari membri giocano delle funzioni, che sono spesso non scelte. Quando si acquista consapevolezza e si esce dagli schemi, in un primo momento si provano delle sensazioni di smarrimento e confusione ed è necessario del tempo per riuscire a capire i propri desideri, liberi dai condizionamenti familiari. Bisogna infatti imparare a gestire la propria libertà perché spesso è più semplice, anche se più doloroso, trovarsi in delle situazioni che conosciamo e che abbiamo imparato a gestire, piuttosto che affrontare l’ignoto, il nuovo.
L’immagine della scatola dei cerini, è la metafora delle potenzialità nascoste che possediamo e che ci servono se si vuole uscire da eventi negativi, per nutrire l’anima d’energia, ma dobbiamo imparare a maneggiare tutti gli strumenti che abbiamo perché come avviene nel film, le emozioni, troppo a lungo represse, possono diventare troppo forti e distruggere.




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